Spinto da motivazioni rimaste oscure agli inquirenti ma agendo secondo metodi comuni ai terroristi jihadisti, un cittadino britannico di 52 anni, Khalid Masood, il 22 marzo 2017 alla guida di un Suv travolge una quarantina di passanti (ne moriranno tre) sul celebre Westminster Bridge di Londra e quindi si dirige a piedi verso il vicno Parlamento ferendo mortalmente a coltellate un poliziotto che gli sbarra la strada prima di venire ucciso a sua volta da agenti dei servizi di sicurezza.

La tragedia si compie in 82 secondi: la grossa automobile, che Masood ha noleggiato a Birmingham, la città dove viveva, sale a forte velocità sul marciapiede del ponte investendo i passanti. Giunta sulla riva prosegue la corsa ma finisce contro la cancellata del giardino del Parlamento. L’uomo al volante – solo nella macchina – scende allora a terra e correndo si dirige verso l’ingresso dell’edificio ma si trova la strada sbarrata da un poliziotto, disarmato. Masood lo colpisce con un coltello lasciandolo a terra (morirà poco dopo nonostante i soccorsi) e fa per riprendere la corsa quando viene raggiunto da colpi mortali sparati da agenti di scorta ad un parlamentare.

Scatta l’allarme, i lavori parlamentari vengono interrotti, i deputati sono invitati a mettersi al riparo nell’edificio mentre il Primo Ministro Theresa May viene portata in un luogo sicuro.

L’ attentato di Londra ricorda, per le modalità con cui si è svolto, quello di Nizza (luglio 2016) e quello del mercatino di Natale di Berlino (dicembre 2016). Anche in questo caso, come già negli altri due casi, l’Isis mette il suo marchio sull’eccidio affermando – attraverso l’agenzia Amaq, sua portavoce – che Masood era un suo “soldato”.

Fonti di Scotland Yard ampiamente citate dalla stampa osservano che Masood era chiaramente interessato alla Jihad, la guerra santa, e sottolineano che le modalità del suo agire sono in linea con la retorica dei capi dell’Isis. Ma a distanza di sei giorni dal fatto, a indagini dunque avanzate, il coordinatore nazionale per il controterrorismo Neil Basu chiarisce: “Non vi sono prove che Masood sia stato radicalizzato in prigione nel 2003, come è stato ipotizzato. Al momento questa è solo un’illazione. Se non ho trovato prove di un suo aggancio con l’Isis o con al-Qaeda, l’interesse per la jihad vi è di sicuro”. Basu ha aggiunto di non aver trovato “al momento, prove del coinvolgimento di altri”.

Restanto da comprendere, ha ancora detto Basu, anche le motivazioni del delitto:”Io so – ha detto il dirigente del controterrorismo – dove, come e quando Masood ha commesso quelle atrocità ma adesso devo anche sapere perché. Soprattutto lo si deve sapere per le vittime e i loro familiari”. L’uomo era noto alla polizia ma siccome l’ultimo suo reato risaliva al 2003 “non era un individuo attualmente di interesse – o un elemento raffigurabile in un contesto nazionale o internazionale di pericolosità – né per i servizi di sicurezza né per il controterrorismo”.

Nelle ore successive all’attentato, la polizia arresta undici individui in tre città del paese: otto a Birmingham, dove Masood aveva vissuto prima di trasferirsi nelle West Midlands, due a Manchester e uno a Londra. Erano tutti “sospettati di preparare atti terroristici” ma nove di loro verranno rimessi in libertà dopo pochi giorni. Quelli trattenuti più a lungo sono due uomini di 27 e 58 anni, entrambi arrestati a Birmingham. Vengono interrogati, la polizia non ha rivelato la loro identità nè le accuse a loro carico. Due donne, una 32enne arrestata Manchester e una 39enne catturata a East London, sono state rilasciate su cauzione.

Nato nel 1964 da madre single a Erith, nel Kent, Khalid Masood era stato registrato all’anagrafe col nome di Adrian Russell. Amante della palestra e della famiglia (aveva tre figli), Adrian era sposato dal 2004 con Farzana Malik, una donna musulmana. Appena un anno prima, nel 2003, era stato arrestato per possesso di un coltello (ma già nel 1983 era stato arrestato per lesioni) e secondo vari giornali inglesi la sua radicalizzazione era iniziata durante la detenzione. Negli ultimi dieci anni aveva lavorato come insegnante di inglese per stranieri e in quella veste era stato più volte in Arabia Saudita.

Il Sun e altri giornali hanno pubblicato tracce del suo ultimo curriculum vitae dove Masood si descrive come “british” e “amichevole e alla mano”. Curiosamente, la stessa descrizione fatta su di lui dai vicini di casa che non avevano mai visto in Khalid motivi di pericolo.

Un cv per continuare a insegnare l’inglese agli stranieri, il suo lavoro negli ultimi 10 anni. Anche nel 2005, quando era a Yanbu, in Arabia Saudita, pare che Khalid insegnasse presso l’Autorità generale dell’aviazione civile (GACA) a Jeddah. I tabloid inglesi ipotizzano che proprio in Arabia l’uomo si sia radicalizzato, influenzato dai predicatori wahhabiti.

Redazione

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